Articoli da Pensiero Alternativo-ANNA LUANA TALLARITA

ANNA LUANA TALLARITA

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Alcuni Articoli:

Quel Trash a cui si può pure rinunciare:

i social? Io posso benissimo farne a meno.
 

Di Al.Tallarita

Quest'anno ho dato vita a una agenzia: la PCA political comunicazione, per fare attività nella comunicazione strategica e servizi a chi necessita di comunicazione efficace, o social media manager. Siamo anche scuola di formazione strategico-politica, con ideazione di conferenze sul tema e incontri, anche on line. Avevamo un profilo fb che è stato bloccato, con 5000 contatti, pagina personale e altre. Sommato tale avvenimento all'ennesimo stolker, che ho denunciato su istagram...ecco che ho definitivamente deciso di non essere più presente sui social. Ci saranno i giornali online, su cui scrivo e i nostri siti, tra cui vi invito a seguire: www.pensieroalternativoweb.it che ora cambierà veste e che vedrà sempre pubblicati tutti i miei interventi, commenti e articoli. E prossima uscita una piattaforma di PCA political. Ve lo comunicherò con un articolo. Quello dei social è diventato un mercato delle vacche....tra imbecilli che parlano..trash che ci avvolge, coinvolge e stravolge...e società senza scrupoli che rubano tutti i nostri dati. C'è da sapere che qualche anno fa, nuovamente si presentò la questione blocco-censura. Ma ora è più grave..perché i furti dei miei e di molti altri dati è divenuto realtà....e con la faccia di bronzo mi chiedono un numero personale di telefono, per sbloccare oppure: cancellazione entro trenta giorni. Prego fate pure! Addio vari. Addio trash. Addio illusi. Addio ignoranti, sul piede di guerra, della saccenza, cattiva e accusatoria, a cui è stata concessa troppa libertà di espressione del nulla..del brutto...del volgare... dell'osceno..dello squallido...tra congiuntivi inesistenti...barbarie della lingua italiana...minacce...degrado umano, manifestato in ogni sua poi becera forma.

Basta mi sono stancata. Non voglio più inquinarmi di miseria umana. Voglio respirare aria pulita, se ancora c'è, pensare che domani sarà meglio, che il sole ci sarà ancora e andare a trovare un Caravaggio tra i suoi molti quadri a Roma davanti a cui perdere il fiato.....il tempo perso davanti a un social è tempo perso! Che non tornerà più. Quello della vita, che preferisco piena di bellezza. Di vera curiosità di domande e di risposte ....

Al tempo in due dei piedi libero di andare. Del cuore che batte vivo e della vita che posso riempiere di cosa poi mi aggrada. Anziché riempirne momenti, con la spazzatura che molti depositano su queste moderne discariche sociali. Con qualcuno pronto a venderla... ovviamente per lucrarci. Censure, blocchi, finte segnalazioni, algoritmi senza senso, tra violenza e volgarità imperanti. Stop. Cari voi...caro Fb Instagram Twitter WhatsApp (tutti sanno che non lo uso granché e non accetto gruppi, né ci lavoro, ma condivido solo i miei articoli con gli amici più stretti ...) LinkedIn e compari.... Ciaoneee!

 

Il 25 aprile, tra giudizio e processo: ieri come oggi le due facce della realtà storica

Di Al. Tallarita
 

Parlare del passato vuol dire sempre comunque giudicarl

Forse no.. La visione asettica dei fatti non è sempre possibile, seppur auspicabile

Domandarsi sulla società Italiana e la natura umana proprio il 25 aprile. Una data che ritroviamo non solo in Italia, commemorazione del giorno della Liberazione, ma anche in altre nazioni, come o Dia da Revolução dos Cravos, in Portogallo. Momento storico celebrativo, di qualcosa che segna uno spartiacque, fra un prima e un dopo.  Ma i conti con la storia sono diversi, il racconto è diverso, il fondamento è diverso. La narrazione di una storia, che si è fatta tale, in una lotta di fratelli contro fratelli. Quella che è stata in Italia e il racconto che tutt'oggi lascia  molte domande aperte. Su quali furono le condizioni che portarono nell'Italia la discesa del regime fascista. E sulla sua evoluzione sino al conflitto. Degli uomini e delle donne, di quel popolo che osannò il regime per oltre 20 anni. Cosa successe dopo? Molti speravano che quella guerra, dovesse essere persa. Per ritornare a una staticità tranquilla, alla quale non si sarebbe più ritornati.

E allora si apre quell'enorme baratro del giudizio. Quell'opportunità di scrivere privi di quel giudizio storico, analizzando né da vincitore, né da vinti, ma da spettatori, gli anni che avevano preceduto quel 25 aprile e quelli che sarebbero venuti dopo. Come fece Satta che proverà a raccontarci tutto questo,  nel suo 'De Profundis' . Dove fa del processo, l'ineludibile attore del presente, per spiegare il corso della storia, nella realtà italiana, mentre è impossibile il giudizio. In quanto il coinvolgimento generale, di tutte le parti di quella unità, che poi venne distrutta, priva dell'imparzialità, dovuta alla spiegazione della realtà storica, è vivo del fascismo, della guerra, della sconfitta

Ecco perché molti al di là del colore politico, hanno fatto molta fatica a confrontarsi, per esempio, con la sua testimonianza scritta, con ciò che conteneva. Vale a dire quella testimonianza cronistica, compiuta da chi era lì, in mezzo, a vivere quella realtà

Una visione che Einaudi, a cui venne presentata per la pubblicazione, definirà 'radicalmente diversa dalla loro'. Un'assenteista, per loro, invece ferocemente realista. E questo stesso realismo, fa vedere la resistenza, in tutta la sua crudezza. Di quei non belligeranti che diventano belligeranti e che entrano in questa dimensione di guerra costante, che distrugge la Patria e l'unità. Revisionismo storico e ricostruzione tutto si mescola. Arrivando ad un oggi, a quello stesso malcontento, che riporta ad allora.  Che scuote le percentuali dei sondaggi, quelle proiezioni di voto a campione, perché la ricerca di una tranquillità relativa, così come quella che fu dell'unità, hanno la stessa motivazione. Cercare benessere per tutti. Ma questo non è sempre realizzabile, dove per uno che vince c'è uno che perde e per uno che si arricchisce c'è sempre uno che s'impoverisce. E alla pancia della gente cosa interessa davvero, se non la visione e la pratica di questo benessere, prima individuale, poi sociale. Quando la pancia resta vuota, il popolo comincia a protestare. E la paura crea reazione. Sposta il voto, il suo appoggio, a coloro i quali possano vestire la voce della sua protesta, del suo malcontento. Sì questo è anche il cuore del populismo, che questa pandemia sembra aver fermato in questo momento. Ma è anche il cuore di qualcos'altro, che non ha un nome preciso, che cambia spesso i corsi della storia, che poi si racconta attraverso le sue date le sue strade, le sue stragi, le sue giornate storiche. Ma è possibile guardare a quel passato, nel senso del presente, senza la conflittualità destata dal giudizio...o probabilmente no.. ma col senno di poi è sempre tutto, troppo semplice, troppo facile. Quello che successe in Italia, fu un caso particolare, unico in cui gli amici diventano nemici e i fratelli cominciarono a combattersi a uccidersi fra di loro. Il sogno dell'Unità era svanito, quel benessere vissuto per un ventennio era svanito cosa avrebbe portato la ricostruzione a cosa avrebbe portato col segno di liberazione. Il processo e il giudizio, si uniscono e si distruggono, richiamandosi l'uno con l'altro, impossibilitati a vivere l'uno senza l'altro. Il primo in evoluzione, il secondo statico. Gli italiani, questa resa dei conti con la storia, con la realtà storica, non l'hanno mai fatta e forse difficilmente riusciranno mai a farlo. Quell'italia che si trova alla fine del secondo conflitto mondiale, vinta e vincitrice, dalla parte tanto degli Uni quanto degli altri. Così come il suo popolo, vinto o vincitore, diviso come oggi lo ritroviamo

"(..) totale mancanza di poesia è la vera poesia della guerra (..) si è andata ogni giorno più rivelando uno spettacoloso omicidio rituale, e in questa idea religiosa sembrano risolversi e superarsi i problemi che essa solleva, primo fra tutti quello angoscioso del male. (..) non sono dei mostri: sono i ministri di un dio non immemore.". (Satta)

#altallarita #pensieroalternativo #25aprile

"Dieci lezioni per un mondo post-pandemia" Fareed Zakaria: narratore del prossimo futuro.

Di Al. Tallarita
 

Recensioni:

“TEN LESSONS FOR A POST-PANDEMIC WORLD’’, il libro, tradotto in italiano uscirà nel luglio nel 2021, ha fatto già il giro del mondo in diverse lingue. Io l’ho incontrato in aereo, nella sua versione inglese, incuriosita da quella copertina e da quel titolo. Lo stava leggendo una persona, piuttosto conosciuta, seduta davanti a me; fu la prima volta. Successivamente l’ho cercato, incontrato e letto in portoghese. Un libro da conoscere, per farsi un’idea ancora più concreta, su cosa ci sia dietro e davanti a  questa nuova evoluzione del mondo. All’indomani della pandemia. E Fareed Zakaria, racconta tutto questo, concentrato in dieci punti. Che in questo articolo cerco di riassumere per voi. Parla di politica, di economia e tecnologia, dove tutto è collegato. Il futuro è già cominciato, questo fondamentalmente ci dice nel testo. Lui è un americano, nato in India a Mumbai, dottore in scienze politiche ad Harvard, lavora per la CNN, con audience di milioni di spettatori ed è opinionista del Washington Post. Ci parla di questo mondo, che esce dalla pandemia da coronavirus, in modo diseguale, perché parte in modo diseguale. Differenziato per economia e differenze sociali. Da cui ne escono sopraffatti in particolare, i fautori del populismo. Tanto di destra quanto di sinistra.  E che anzi questi concetti all’indomani della pandemia, risultano del tutto superati, cosa che io condivido sinceramente e che in più di un articolo avevo già sottolineato. Infatti questo testo, che ho trovato molto interessante nonostante le divergenze politiche, sottolinea come, ci siano state tante vittime in due Stati con due leader populisti diversi, di destra  in Brasile e di sinistra in Messico per esempio. E che vi sia stata propensione, da parte del popolo, ad esaltare quei leader, che hanno minimizzato inizialmente la pandemia. Inoltre vi sono state disparità di trattamento, tra le persone povere e quelle benestanti. Sono arrivati in maniera diseguale, anche gli aiuti per sconfiggere il COVID-19. Un altro punto che sottolinea è come i governi abbiano risposto all’inaspettato evento o come avrebbero dovuto intervenire. Scaglia una critica serrata agli Stati Uniti, per non aver agito bene, nonostante le risorse in suo possesso. Facendo così riscontrare, un altissimo numero di vittime.  Sui se e sui ma, non si fa la storia, ma tali constatazioni sono comunque, interessanti spunti di analisi.

La pandemia dunque, come un acceleratore di tutti quei procedimenti, che erano già in atto. Siamo in una fase in cui decade il neoliberismo sfrenato. Ed in questo io ne concordo con l’autore. Infatti ho sottolineato il concetto nell’articolo in cui, all’indomani delle proteste dei ristoratori e altre categorie a Roma, ho lanciato il monito sul fatto, che non tutte le imprese riusciranno a riprendersi; né ricevere gli aiuti necessari. 

La pandemia ha palesato l’impossibilità di affrontare, solo attraverso il ‘mercato’, questo grave blocco generale, arrivato a livello mondiale. I mercati non sono sufficienti ed è stato dimostrato dalla pandemia. Che restituisce il dovuto risalto al potere dello Stato, all’importanza nell’attuare soluzioni adatte, nei momenti d’emergenza. Capaci di affrontare un’adeguata assistenza medica, intervenire in aiuto a chi ha perso il  lavoro. E cosa più importante, a finanziare la ricerca per i vaccini. In una modalità tale, che i mercati da soli, non avrebbero potuto affrontare. Anche perché, non ne avrebbero avuto un sentito interesse nel farlo. Alcune sue conclusioni, inoltre, riguardano le innovazioni tecnologiche, avanzate velocemente negli ultimi dieci anni. Con le società, che di conseguenza, si sono modificate in risultanza a ciò, ma che non hanno cercato un’unione d’intenti, oggi necessaria.  Una macchina lanciata a tutta velocità, priva di cinture di sicurezza, airbag o altro..una velocità tale a cui ha corrisposto, per contro, una enorme valanga di problemi. Come quelli pandemici. E allora ecco il generarsi di un terribile incidente, i cui danni, qualora avessimo avuto meno diseguaglianze sociali e ulteriori misure di prevenzione per le epidemie, avrebbero potuto essere minori.

E poi si apre a una polemica. Quella dello screditamento, da parte del ceto meno scolarizzato, degli esperti. Percepiti come parti di un'élite e pertanto facenti parte di un sistema, verso cui non avere fiducia. Analisi contro il megafono anti-sistema populista. Così criticare i ricercatori e gli scienziati, finisce per essere, la modalità di un’identità politica per Zakaria. Specialisti che cercano di parlare a tutti i gruppi sociali, proponendo soluzioni fattibili, dove determinazione e difficoltà si mescolano, nel trasformare le raccomandazioni teoriche, in realtà fattiva. 

Introiettato nella vita digitale, ecco che il lavoro, torna ad essere legato alla vita domestica. La tecnologia, necessaria anche per la scuola o per esempio per le visite mediche, l’intrattenimento a distanza; riceve una spinta propulsiva, ora adottata in massa. E allora da questa circostanza, il futuro si proietta come un modello ibrido, tra presenza fisica e digitale. Il lavoro e la vita domestica saranno nuovamente uniti, come era stato in un tempo passato della storia umana. In cui era normale che un commerciante, vivesse in una casa sopra al suo negozio, o un contadino stesse vicino al suo campo. E infine l’autore sottolinea, il fatto che comunque siamo degli ‘animali sociali’. Che nonostante la tecnologia faciliti l’isolamento, la vita nelle città continuerà a essere quella di sempre. Si continuerà a scambiare esperienze, a convivere con gli altri. Perché la pandemia, ci ha mostrato, che molto si perde in termini di apprendimento, nel momento in cui non abbiamo un interazione sociale. Così come le chiusure dei negozi, hanno palesato, che gli abitanti delle metropoli abbiano più opzioni rispetto alle città più piccole. Questa questione del divario sociale, per l’autore è primaria, lo si denota, in tante analisi nel testo, una diseguaglianza nel mondo, tra le varie popolazioni e che è destinata ad aggravarsi, nel post-pandemia. Le nazioni povere, avranno molta difficoltà e dovranno indebitarsi per andare avanti. Durante le crisi, gli investitori, prediligono i luoghi sicuri. Come gli Stati Uniti o l’Europa, all’interno di un circuito, che indebolisce l’economia dell’America Latina e dell’Africa. Inoltre le grandi imprese hanno più facilità a finanziarsi rispetto a quelle minori, accrescendo pertanto il loro potere. Inoltre Zakaria sottolinea,  che la globalizzazione non sia affatto finita e che nonostante la chiusura delle frontiere, lo scambio dei prodotti fra i paesi si sia fortificato. E si manifesterà in più forme. Ciò perché ci sono catene di produzione collegate, prodotti montati con pezzi che vengono da varie parti del mondo. Ma anche gli stessi servizi digitali, viaggiano attraverso le frontiere. E allora ad esempio, un esame a RaggiX fatto negli Stati Uniti, può essere analizzato de medici indiani, con l’ausilio di un software che viene da Singapore. Il potere nel mondo sarà diviso fra due grandi superpotenze. La Cina, che con la pandemia ha continuato a crescere economicamente e gli Stati Uniti, che hanno affrontato una crisi con un altissima disoccupazione. Particolare che favorisce l’ascensione di paesi asiatici, come potenze mondiali. E sarà un’opposizione differente, da quella della guerra fredda, per Zakaria. Perché si parla di economie integrate, fattore che diminuisce il rischio di conflitto. Parla anche di Xi Jinping e della sua politica aggressiva, di conquista di un maggiore spazio internazionale.

E quali saranno gli ideali che verranno? Dopo le grandi crisi, come all’indomani della seconda guerra mondiale, i paesi vincitori hanno investito nella cooperazione internazionale. Da qui è nata l’ONU, per esempio i paesi sono stimolati reciprocamente per mantenere la pace. I paesi non potranno cercare successi individuali senza pensare agli altri. E gli Stati Uniti, non avranno la possibilità di essere leader mondiali incontrastati. Molte Nazioni si pongono il medesimo obiettivo, ma la pandemia conduce con se, l’idea che attraverso la cooperazione, si possa in vero guadagnare tutti.

Di certo le sue sono delle conclusioni piuttosto ottimistiche, ma è indubbio pensare, che vi saranno sempre delle grandi imprese con degli interessi tali, da non riuscire a mettere insieme questo desiderio di pace e di cooperazione internazionale. A mio avviso, anche perché non credo che verranno difesi i diritti degli esseri umani dovunque e allo stesso modo. Né verranno portati a termine da tutti, allo stesso modo, i presupposti che sono stati dati per una coscienza più ambientalista a livello mondiale.
#pensieroalternativo#altallarita #FareedZakaria #libro #recensione

Cosa si propone l'Europa con il Patto Verde?

Al.Tallarita
 

L'Unione europea si pone ad essere leader mondiale della rivoluzione tecno-economica che si colora di verde.

Verrà ripensata l’economia capitalistica

Già nel 2012 emissioni di gas serra, sono diminuite del 18% rispetto alle emissioni del 1990. Il nuovo obiettivo europeo è arrivare al 2030 al -40% di emissioni di gas serra

La quota di energia da fonti rinnovabili è aumentata del 13% nel 2012.

Con aumento previsto al 21% entro il 2020 e 24% entro il 2030.

L'economia europea ha diminuito l'intensità energetica del 24% tra il 1995 e il 2011 mentre il miglioramento da parte dell’industria è stato di circa il 30%.

La Commissione europea l’11 dicembre 2019 ha presentato il “Patto verde europeo”, un ‘piano Marshall per il clima’ per la decarbonizzazione. Piano sostenuto, come fu allora, da ampi investimenti. L'idea è di portare l’Unione Europea ad una completa decarbonizzazione. Tra innovazione tecnologica e integrazione economica, facendo fronte a tutti i costi sociali che ne derivano. Dato che volendo digitalizzare e modernizzarne le tecnologie, nei sistemi di lavoro, impresa, produzione considerate da superare, vi era gente che lavorava e guadagnava. Per cui bisognerà creare delle immediate alternative di riposizionamento. I cittadini riceveranno agevolazioni e opportunità di lavoro in nuovi settori, possibilità di riqualificazione ed efficienza energetica degli alloggi. Con investimenti per transitare verso un'energia pulita. Mentre per le aziende, industrie o filiere con forti emissioni di CO2 si cercherà una transizione che possa sostenere tecnologie a basse emissioni, diversificazione economica sulla base di investimenti e posti di lavoro resilienti ai cambiamenti climatici, condizioni favorevoli per gli investimenti, accesso ai prestiti e al sostegno finanziario. Investimenti per la creazione di nuove aziende, PMI e start-up. E promozione dell'attività di ricerca e innovazione.

La base di riferimento, per il piano verde,

è quella del rapporto dell'ente consultivo delle 'Nazioni Unite Intergovernmental panel on climate change'. Da cui escono le analisi di un aumento delle temperature globali di 1,5 gradi. Nel World Economic Forum si è additata l'economia capitalistica di dissipare le risorse naturali e alterare il clima.  Si è discussa l'idea sull'incompatibilità tra crescita economica e cambiamento climatico. Il 'Patto verde europeo' trova concretezza con la Comunicazione sul Piano di investimenti per realizzarlo, proposto nel 'Just Transition fund', che si occupa di soggetti e territori danneggiati dalla transizione energetica.

L’UE già al 2012 ha installato il 44% dell’elettricità rinnovabile del mondo.

Usando energia solare ed eolica si sono ridotti i prezzi all’ingrosso dell’energia

Il carbonio dell’economia dell’UE è diminuito del 28% tra il 1995 e il 2010.

L'obiettivo è la riduzione di ancora un 20% dal 2020 al 2030. Con la volontà di porsi all'avanguardia nelle industrie. Guardando al rispetto climatico e nelle nuove tecnologie.

Quella che si vuole operare è una transizione equa, verso un'economia climaticamente neutra, con sostegni mirati a contribuire a mobilitare almeno 150 miliardi di euro nel periodo 2021-2027 nelle regioni più colpite. Per non fare risentire dell'impatto socioeconomico della transizione. Tutti gli Stati membri avranno dei sostegni, in particolare le regioni a più alta intensità di emissioni di CO2, occupati nel settore dei combustibili fossili. Gli Stati membri presentano dei piani territoriali e vi aderiscono. Individuano i territori a cui destinare i sostegni. Entro la transizione green fino al 2030.

Sono dieci i punti principali a cui L'Europa punta: un' Europa “climaticamente neutra”. 

Raggiungere le emissioni di gas a effetto serra entro il 2050 definendo una legge sul clima. Ridurre il 50-55% delle emissioni di gas a effetto serra oltre l'obiettivo del 40%. Realizzare un cambiamento dell’uso del suolo, di cui se ne occupa la Direttiva LULUCF.

Le foreste dell'UE assorbono quasi il 10% delle emissioni di gas serra dell'UE ogni anno. Pertanto suolo e la silvicoltura - contribuiscono alla politica climatica.

Il regolamento LULUCF impone agli Stati membri di equilibrare le emissioni e gli assorbimenti derivanti dall'uso del suolo entro il 2030. È la prima volta che il settore dell'uso del suolo è inserito nella politica climatica dell'UE. Inerente emissioni e assorbimenti di gas a effetto serra, risultanti dall’uso del suolo, è stato adottato dal Consiglio il 14 maggio 2018, votato dal Parlamento. L'obiettivo di emissione per ogni Stato membro è una riduzione del 30% UE entro il 2030. Si propone un’integrazione del settore intelligente dell’elettricità, del gas e del riscaldamento, per sfruttare l’eolico. Creare un' economia circolare, come parte di una nuova strategia industriale dell’UE. 

Utilizzare, per realizzare i prodotti, materiali che possano essere riutilizzati e riciclati. Altro obiettivo è che le industrie ad alta intensità di carbonio, come quelle dell’acciaio, cemento e tessile ricevano nuovi piani per l’economia circolare. Ripensando anche alla produzione dell'acciaio, per esempio utilizzando l’idrogeno entro il 2030. E a una nuova normativa per riutilizzare le batterie riciclabili. L'idea è quella di raggiungere l'obiettivo di inquinamento zero entro il 2050. Ed in ciò rientra anche la volontà di aumentare e incentivare la ristrutturazione degli edifici. Promuovere i prodotti agricoli privi di deforestazione e la semina di più alberi in Europa. comoreso una riduzione significativa, dell’uso di pesticidi chimici, fertilizzanti e antibiotici, per prodotti che siano sempre di più inseriti nella filiera: dalla fattoria alla tavola.

Per i Trasporti, l’obiettivo era 95gCO2 / km entro il 2021 procedendo verso lo zero al 2030. Entro il 2025 ogni nucleo abitativo avrà veicoli elettrici con un milione di punti di ricarica. Verranno promossi biocarburanti e idrogeno per il trasporto aereo, marittimo e pesante su strada. E vi saranno interventi per le regioni che dipendono dai combustibili fossili. Investimenti per l'innovazione di cento miliardi di euro per i prossimi sette anni 2021-2027 e programmi di ricerca e innovazione, vedi Horizon Europe entro il Green Deal.

Il 35% del finanziamento UE sulla ricerca è rivolto alle tecnologie che guardano al cambiamento climatico. E quegli stati in cui l'uso del carbon fossile realmente è un problema come si comporteranno? Intanto la Cina risponde con il Vertice delle Nazioni Unite sulla biodiversità, continuando ad aderire allo sviluppo che guarda all’ambiente e alla nuova mentalità ecologica. Tra risultati ottenuti e attività per la conservazione della biodiversità. Entro una rinnovata società più rispettosa dell’ambiente, promossa dalla politica interna, dallo sviluppo sostenibile e dell’impegno civico. Il loro documento “Costruire un futuro condiviso per tutta la vita sulla Terra: la Cina in azione” apre la collaborazione per la costruzione di un nuovo mondo 'vivace, pulito e bello'

Link:   

https://digital-members.weforum.org/intelligence

http://www.politicheeuropee.gov.it/it/comunicazione/europarole/european-green-deal/

https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal_it

http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/clima/Regolamento_LULUCF_2018_841.pd

https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/ATAG/2018/620206/EPRS_ATA(2018)620206_IT.pd

https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/european-green-deal/actions-being-taken-eu/just-transition-mechanism_i

Fonti:

ANSA-XINHUA


 

La via d’ebano della seta:
una minaccia o un’opportunità? Il neo colonialismo cinese in Africa.

Di Al.Tallarita
 

Probabilmente è necessario un lucido esame per capire la politica estera cinese in Africa.E questo perché sono molti gli Stati interessati a quel ricco e complicato continente, elemento che si unisce alla forte ascesa cinese, sulla scena globale. Fattore che stimola un acceso dibattito internazionale, favorendo un regime di guerra fredda. La Cina dimostra una tendenza neocoloniale, quasi imperialistica. Il suo intervento in Africa si può vedere in una triplice ottica: partner per lo sviluppo, concorrente economico, colonizzatore. Lo studioso cinese JMF. Blanchard sostiene che: “le relazioni della Cina con molti paesi hanno una stretta somiglianza con le relazioni delle potenze coloniali europee con i paesi africani e del Medio Oriente nel XIX e XX secolo”. La corsa comunque è spietata per l'Africa, che se lo volesse, potrebbe ottenere il controllo del proprio sviluppo politico e così superare il giogo delle grandi potenze. Sono molti gli stati presenti in Africa oltre la Cina, la Russia, alla Turchia, gli Stati Uniti e l’Europa. Perché le risorse sono molte. Pertanto l’unico modo per concorrere all’influenza cinese sono gli investimenti occidentali, crediti e aiuti posti con migliori condizioni di quelle cinesi. Anche se i loro investimenti disponibili sono davvero molti. La politica africana, nell’ottica della politica estera del PCC, Partito Comunista Cinese, della Going Global Strategy, pone domande sul ruolo del dragone in ascesa e della sua influenza internazionale. Molte nazioni accettano le offerte cinesi alle loro condizioni, per non avere controfferte. E la Cina concede prestiti, vincola i paesi, che pagano con concessioni economiche e sostegno politico. Divenendo così, una minaccia neo-coloniale ma anche un’opportunità, in quanto partner di sviluppo. I paesi africani stavano lottando per ottenere un pezzo della generosità di Pechino. In un paio di decenni, la Cina è diventata il più grande partner commerciale del continente. L’Africa è il banco di prova per l’evoluzione della diplomazia delle risorse della Cina e della sua influenza economica a lungo termine. L’Unione europea sta divenendo, il più grande investitore in campi verdi dell’Africa. Con un programma di investimenti da 46,6 miliardi di dollari da parte della Banca europea per gli investimenti. Con l’obiettivo, di creare 10 milioni di posti di lavoro, nei prossimi cinque anni, tramite l’Alleanza per l’Africa e una serie di partnership economiche globali. Con Xi Jinping presidente dal 2012, il PCC ha potenziato la sua politica estera. Sotto la spinta di ambizioni internazionali motivati dal “Grande ringiovanimento” e del “Sogno cinese”. Sforzo nazionale della Cina, per rivendicare il suo posto di grande potenza internazionale. Così le relazioni sino-africane, rientrano nel modello di cooperazione allo sviluppo ‘Sud-Sud’, entro un sentimento identitario con i popoli africani, nello scenario dell'imperialismo e le lotte per lo sviluppo sociale ed economico, su cui il PCC definisce la sua azione in Africa. Proponendo Cinque principi di pacifica coesistenza: il rispetto reciproco per la sovranità degli Stati, la non aggressione reciproca, la non interferenza reciproca, l’uguaglianza e i vantaggi reciproci e la coesistenza pacifica. Nel 2006 la Cina ha pubblicato un documento politico, che conferma questo impegno per la diplomazia efficace, gli incentivi finanziari globali, sotto forma di assistenza allo sviluppo, il commercio e investimenti e la cooperazione militare limitata, operazioni di mantenimento della pace. Così facendo la Cina sposta gli equilibri di potere globale, diventando uno Stato in ascesa, molto influente. L’Africa si trova dunque a fronteggiare con un’altra potenza imperiale, che usa il denaro per acquistare la terra, patteggiare con i leader ed esportare le sue materie prime. Ed infatti è sui prestiti cinesi, che si sollevano i dubbi. L’abbondanza di risorse naturali dell’Africa, in termini di petrolio e minerali, è una priorità assoluta per la crescita economica della Cina. Inoltre questa, rappresenta un mercato verso cui esportare, i prodotti manifatturieri a basso costo. La sua presenza negli aiuti allo sviluppo dell’Africa, è uno sforzo per migliorare il potere e l’influenza all’estero. Creando un modello di sviluppo alternativo a quello americano, per trovare il sostegno degli stati africani, presso gli istituzioni internazionali. Ma altresì la Cina sostiene le sue industrie con le materie prime estratte in Africa. Per esempio litio, cobalto etc.. che la rendono forte nella produzione di batterie e di tutto quello che serve per il risparmio energetico. E altresì minerali, combustibili fossili e prodotti agricoli. Nello Zambia, ha investito nelle miniere di rame.Al FOCAC Forum 2018 sulla cooperazione Cina-Africa, i leader africani hanno molto osannato la Cina, questo sottolinea quanto il dragone si è diventato importante per loro, ponendosi in contrasto con le Nazioni Unite, gli Stati Uniti e l’Unione Europea.E anche la Russia, che diventa uno dei tanti paesi che cercano una quota maggiore di mercato nel continente.Il vertice di Sochi si è chiuso con un accordo di 12,5 miliardi di dollari, seppur di sola intesa, Putin ha previsto che il commercio con l’Africa raddoppierà entro i prossimi anni. E il vertice ha favorito le esportazioni di armi, tecnologia nucleare e garantito i diritti di perforazione per le risorse petrolifere. Gli Usa accusano la Cina di pratiche predatorie di prestito, mentre il dragone li supera come partner commerciale sulla via d’ebano. Si parla di un prestito di ben 95,5 miliardi di dollari, tra il 2000 e il 2015. La ‘China Africa Research Initiative’ ha palesato che sono stati spesi per i progetti energetici e la modernizzazione delle infrastrutture di trasporto. E intanto arriviamo al ‘Barf’ e alla “Belt and Road Initiative”. Il Belt and Road Forum politico ed economico internazionale, per la cooperazione internazionale, svoltosi nel maggio 2017 a Pechino. Dove trenta paesi hanno firmato accordi economici e commerciali, Kenya ed Etiopia tra questi. Con la Belt and Road Initiative e prima con la Go Out, più di 10.000 aziende cinesi 90% di proprietà privata sono attive in Africa, affianco a imprenditori cinesi stanziatisi in Nigeria e Senegal. La Cina domina l’economia locale e molti paesi, fortemente indebitati nei suoi confronti, che scambiano i loro prodotti primari con prodotti fabbricati in RPC. I progetti infrastrutturali finanziati dalla Cina, vanno dalle linee di distribuzione elettrica, alle autostrade o ferrovie. Aeroporti, porti e zone economiche speciali SEZ, per gli scambi internazionali. E hanno incrementato l’urbanizzazione in Africa, dove le più imponenti costruzioni e strade sono costruite dai cinesi. In Etiopia è stata costruita una ferrovia elettrica di 470 miglia dalla sua capitale, Addis Abeba, al porto della vicina dittatura di Gibuti. Un progetto da 2,5 miliardi di sterline, finanziato da una banca cinese e realizzato da società cinesi. Così come è stato finanziato e costruito dalla Cina e gestito da Shenzhen Metro Group, il sistema di metropolitana di Addis. Gibuti, in cambio di importanti investimenti e prestiti preferenziali, un gasdotto e due aeroporti, ha ottenuto la prima base militare cinese all’estero. Intanto è emerso, dalle ricerche del Centro per lo sviluppo globale, che il Gibuti era tra gli otto paesi della Belt and Road, particolarmente vulnerabili, per il suo debito estero pubblico contratto e cresciuto dal 50% all’85% del PIL in due anni. La politica del dragone, smantella villaggi di pescatori, per dare posto a porti da miliardi di dollari. Come Mlingotini e altri villaggi in Tanzania, zona economica speciale sostenuta da un fondo sovrano dell’Oman. Ovviamente tutto costruito in Cina. Una trasformazione radicale della costa di Bagamoyo, per allargarsi all’Africa orientale, entro le iniziative del Belt and Road del presidente Xi Jinping. Quell’area a sud di Bagamoyo, seppur proposta come patrimonio mondiale, in quanto punto di sosta chiave nella tratta degli schiavi, che se il progetto andrà avanti come previsto, si trasformerà nel più grande porto dell’Africa. In cui si è previsto anche la costruzione di fabbriche da realizzare in un’area industriale e condomini per ospitare la futura popolazione stimata di 75.000. Si parla addirittura di aeroporto internazionale. La laguna sarà dragata, per l’accesso alle navi mercantili che faranno la fila per molte miglia al largo. La Tanzania si dice in dirittura d’arrivo con la con China Merchants Holdings International. Il progetto originale include la creazione di scuole e centri sanitari, parchi giochi e banda larga in fibra ottica.Molti abitanti del villaggio hanno accettato un risarcimento per le case.Mentre Pechino dà sostegno alla proposta dell’Unione africana, di una rete ferroviaria pan-africana, ad alta velocità. Tra i progetti del Belt and Road vi è la ferrovia del Kenya. 290 miglia da Nairobi a Mombasa. Il piano è estenderla in Sud Sudan, Uganda, Ruanda e Burundi. La prima ferrovia ora in disuso, Tazara, di 1.100 miglia, era stata aperta al grande pubblico nel 1976 dal presidente Mao Zedong. Che sosteneva movimenti anticoloniali come quello di Julius Nyerere in Tanzania. E ora si vuol restaurarla ed estenderla a Bagamoyo, oltre un piano per collegare una Tazara rinnovata, al Malawi, al Ruanda e al Burundi senza sbocco sul mare. Tecnicamente la Cina finanzia il grave deficit infrastrutturale dell’Africa. Un continente in cui oltre 600 milioni di persone non hanno accesso all’elettricità, il 40% dei prestiti cinesi sono stati pagati per la generazione e la trasmissione di energia. Un altro 30% è andato alla modernizzazione delle fatiscenti infrastrutture di trasporto. Le interruzioni di elettricità imprevedibili e frequenti sono costose da superare. E limitano l’ingresso delle imprese nei mercati, aumentando i rischi dell’imprenditorialità.Si tratta comunque di un continente dalle mille risorse e con crescita della popolazione. Che potrebbe anche diventare autonomo ed entrare in rapporti stabili con le altre potenze internazionali, qualora lo volesse. Superando l'altissima corruzione e utilizzando questo volano, che sono le nuove tecnologie. Migliorando così, lo scenario futuro, adottando approcci favorevoli alle imprese.

Link

https://amp.theguardian.com/cities/2018/jul/31/china-in-africa-win-win-development-or-a-new-colonialism

https://thediplomat.com/2020/11/is-china-a-new-colonial-power/

https://www.e-ir.info/2018/12/02/china-in-africa-a-form-of-neo-colonialism/

https://www.brookings.edu/blog/africa-in-focus/2019/06/27/figures-of-the-week-africas-infrastructure-needs-are-an-investment-opportunity/https://www.forbes.com/sites/wadeshepard/2019/10/03/what-china-is-really-up-to-in-africa/amp/